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Gennaio

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Made in Italy - SaperePerFare.it

19 Gennaio 2015 - Lo scorso 10 luglio 2008 il Ministro per lo Sviluppo Economico ha firmato il bando “Nuove Tecnologie per il Made in Italy”, nell’ambito di Industria 2015.

Il bando, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 205 del 2 settembre 2008, ha stabilito le condizioni, i criteri e le modalità per la concessione di agevolazioni finanziarie, a fondo perduto, di programmi finalizzati allo sviluppo di prodotti, processi e/o servizi caratterizzati da un elevato livello di innovazione tecnologica ed organizzativa e da un impatto di sistema e/o filiera.
L’obiettivo principale del bando è stato senz’altro quello di favorire ogni processo di aggregazione, dato che la domanda poteva essere presentata esclusivamente da almeno due imprese e una università o centro pubblico di ricerca, come pure l’altro di incentivare ogni processo innovativo relativo a nuovi prodotti, processi o procedure organizzative.
Il bando si è chiuso lo scorso primo dicembre e adesso si attende l’esito dell’istruttoria delle domande di massima, al quale per le fortunate partnerships di imprese per cui si rivelerà positiva si apre la possibilità di presentare i progetti di investimento definitivi e solo dopo l’istruttoria di questi ultimi si saprà chi verrà ammesso alle agevolazioni finanziarie, che ammontano in totale a 190 milioni di euro per tutta Italia, con possibilità di incremento da parte delle singole Regioni con l’utilizzo dei Fondi PON.

Una novità è anche quella della mancanza di discriminazione tra Nord e Sud del Paese, come pure tra micro, piccola, media e grande impresa, in quanto lo strumento legislativo opera trasversalmente su tutto il Paese e per tutte le dimensioni d’impresa, sebbene con intensità d’aiuto differenziate.
Interessante l’obiettivo dato ai programmi d’investimento, riassumibili nei seguenti punti:

1) sviluppare una o più nuove tecnologie e/o integrare tecnologie esistenti in sistemi innovativi complessi e/o sviluppare modelli applicativi sensibilmente nuovi, in grado di modificare sostanzialmente i prodotti/processi e il loro contenuto di conoscenza e valore aggiunto, ovvero sviluppare l’applicazione in un contesto nuovo di una tecnologia esistente o di una sua evoluzione,in grado di determinare un significativo cambiamento dei prodotti/processi;
2) modificare sensibilmente lo stato dell’arte tecnologico, in modo da incidere sulla competitività a livello internazionale;
3) realizzare e qualificare un prototipo del prodotto e/o servizio innovativo che abbia validità industriale;
4) essere proposti da un partenariato qualificato, che preveda la partecipazione significativa di PMI ed in particolare di piccole imprese;
5) prevedere modalità realizzative, finanziarie e gestionali, nonché un programma di utilizzo dei risultati, che garantiscano il pieno conseguimento degli obiettivi prefissati;
6) avere una durata massima di 36 mesi.

Se il Sistema Paese Italia sia pronto a fronteggiare le nuove esigenze di aggregazione, in atto nell’economia, non ci è ancora dato sapere, visto che l’istruttoria delle domande presentate il 1 dicembre non si concluderà prima del 15 gennaio p.v.
Quel che è certo è che lo strumento, sebbene orientato in teoria a favorire le PMI, sembrerebbe piuttosto appannaggio di grandi gruppi industriali più capaci -in virtù delle dimensioni proprie e degli investimenti- di drenare più facilmente le risorse in dotazione.

L’augurio che ci si fa è invece, tanto a livello micro quanto macroeconomico, che piuttosto le micro e piccole imprese escano da ogni forma di individualismo e isolamento, unendo le proprie alle altrui forze, per condividere processi capaci di apportare al loro interno quelle innovazioni tecnologiche senza le quali è impossibile pensare ad ogni forma di sviluppo nell’era avanzata delle globalizzazione. Soltanto così le nostre piccole imprese riusciranno a competere sui mercati internazionali e a raggiungere gli standard produttivi e competitivi del resto del mondo. La loro crescita è il primo e vero fattore di sviluppo economico del nostro territorio, di benessere della collettività e di stabilizzazione dell’occupazione. Alida Maria Marchese

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